Sicurezza nei Condomini

La Sicurezza nei Condomini, e in particolar modo nelle parti comuni.

A chi si rivolge e perché. Chi la deve applicare, chi deve “valutare” il “se”, il “quando” e soprattutto in che modo.


    di Valerio Cinelli       segui su:   Linkedin    Facebook

 


Per fare chiarezza è giusto dire che il D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. opera nei confronti dei luoghi di lavoro, propriamente detti, tutti gli altri luoghi (privati, ecc…) non rispondono a questa norma. Il punto di partenza da cui occorre muovere è l’art. 2 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. che, alla lettera c), che individua come azienda “il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro pubblico o privato” e, alla lettera t), indica come unità produttiva lo “stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale”.

Sicurezza nei Condomini

Dalle definizioni sopraindicate emerge, quindi, che la condizione affinché si configuri un’azienda o un’unità produttiva è che nell’ambito di una struttura o di una organizzazione di un Datore di Lavoro vi siano dei “lavoratori” che svolgano una attività lavorativa.

Con riferimento al Condominio è chiaro che questo sarà equiparato ad un’azienda nel caso in cui adibisca del personale a svolgere attività lavorativa nel proprio ambito (ad esempio portiere, giardiniere, personale addetto alla pulizia o alla manutenzione, ecc.), e solo allora, assumendo l’Amministratore Condominiale la veste di Datore di Lavoro, andranno rispettate le disposizioni di cui al Titolo I del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. in tema di Salute e Sicurezza sul Lavoro.

Credo che fino a questo punto non sia stato detto niente di nuovo che la norma, compreso le varie sentenze di Corte di Cassazione, non abbia ampiamente affrontato e sviscerato. Risulta più che ovvio, che in caso di “configurata azienda” si debbano applicare tutte le procedure, anche se in forma ridotta ed adeguate alla situazione caso per caso, per la stesura di un Documento di Valutazione dei Rischi.

Ma andiamo avanti.

Si ricorda, peraltro, che lo stesso Ministero aveva chiarito, successivamente all’emanazione del D.Lgs. 626/1994, con la circolare 5 marzo 1997, n. 28, che il Datore di Lavoro nei Condomìni, ai fini dell’applicazione degli obblighi di sicurezza, va individuato nella persona dell’Amministratore Condominiale protempore. Nei condomìni in cui non sia presente l’Amministratore, non essendone obbligatoria la nomina per essere i condomini non più di otto (Cfr. art. 1129 cod. civ.), gli stessi provvederanno a conferire ad un apposito soggetto le responsabilità previste all’art. 2, comma 1, lett. b), del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i..

Quanto ai soggetti passivi destinatari della tutela, l’art. 3, comma 9, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. fa riferimento ai lavoratori che “rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari dei fabbricati”, e quindi, oltre ai portieri, anche a tutti i lavoratori subordinati che prestino la loro attività nell’ambito di un Condominio, purché con mansioni affini a quelle dei portieri (lavoratori addetti alla vigilanza, custodia, pulizia e mansioni accessorie degli stabili adibiti ad uso di abitazione o ad altri usi, lavoratori addetti alla pulizia e/o alla manutenzione degli immobili, dei relativi impianti ed apparecchiature e/o alla conduzione di impianti sportivi, spazi a verde, in quanto pertinenza di immobili e/o complessi immobiliari adibiti ad uso di abitazione o ad altri usi, lavoratori con funzioni amministrative).

Da questi lavoratori vanno esclusi, ovviamente, quanti prestino la loro attività con contratto di lavoro autonomo. Ai sensi dell’art. 3, comma 9, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., nei confronti dei ” lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari dei fabbricati trovano applicazione gli obblighi di informazione e di formazione di cui agli artt. 36 e 37″.

Inoltre, sempre secondo la norma appena citata, “ad essi devono essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al Titolo III”.

Si ritiene inoltre necessario che nel condominio siano adottate tutte le misure idonee affinché i materiali, le apparecchiature e gli impianti elettrici messi a disposizione dei “lavoratori” siano progettati, costruiti, installati, utilizzati e mantenuti in modo da salvaguardare i lavoratori da tutti i rischi di natura elettrica.

Sul condominio, come luogo di lavoro per il personale delle ditte appaltatrici, la titolarità degli obblighi di sicurezza di cui al D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. dipende dalla qualificabilità o meno del Condominio come Datore di Lavoro. Infatti, sul Condominio, in persona del suo legale rappresentante, gravano:

  1. gli obblighi previsti a carico del Datore di Lavoro nei confronti dei lavoratori subordinati del condominio;
  2. in caso di affidamento dei lavori all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, ai sensi dell’art. 26, la cooperazione e il coordinamento in merito all’attuazione delle misure di prevenzione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto;
  3. il coordinamento degli interventi di protezione e prevenzione dei rischi cui sono esposti i lavoratori, con l’elaborazione di un Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti (DUVRI) che indichi le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo il rischio di interferenze, che deve essere allegato al contratto di appalto o di opera.

Tutto quanto considerato parte dal presupposto che il Condominio sia una “Azienda”, in quanto fornitrice di lavoro a soggetti terzi direttamente dipendenti.

Diversamente, nel caso in cui il Condominio commissioni, nella forma di contratto di appalto, lavori edili o di ingegneria civili ricadenti nel campo di applicazione del Titolo IV del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. sui cantieri mobili o temporanei, l’Amministratore è necessariamente qualificato come committente e, come tale, assoggettato agli obblighi di cui agli artt. 88 e seguenti del medesimo testo normativo.

A questo punto mi permetto di riportare quanto emerso in più punti di discussione, sia sul WEB che in convegni sulla materia:

  • L’art. 26, comma 2, lett. b), prevede poi a carico dei Datori di Lavoro un obbligo di “informazione reciproca anche al fine di eliminare rischi dovuti ad interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva”, mentre, ai sensi del successivo comma 3 dell’articolo citato, le disposizioni riguardanti la redazione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti non si applicano ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. Alla luce di quanto sopra, non è richiesta la produzione integrale della valutazione dei rischi ai fini della redazione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti da parte del legale rappresentante del condominio. E’ chiaro tuttavia, tenuto conto che il D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. si applica solo in caso di presenza di lavoratori nei Luoghi di Lavoro, che i Condomini che non hanno personale dipendente o ad esso equiparato non sono tenuti ad elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti.

Le valutazioni con cui non concordo partono dal presupposto che nel comma 1 dell’articolo 26 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. si parla di “all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima” non sia assolutamente applicabile ai condomini. Pertanto non essendo “aziende” o “unità produttive” perché assenti di dipendenti, i Condomini, non sono tenuti alla redazione di Documento di Valutazione dei Rischi ne tantomeno alla redazione di Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti (DUVRI) anche in caso di presenza di azienda/e incaricate ad operare nelle parti comuni di un edificio.

Diciamo che in linea di massima sia vero.

Ma esistono delle considerazioni importanti che portano in una diversa direzione, soprattutto riguardo alle responsabilità. A mio avviso si parte da un presupposto sbagliato.

Il presupposto sbagliato è quello di fare una distinzione netta fra imprese edili o nell’ambito edilizio, e le imprese che operarono in altri ambiti.

Facciamo un esempio banale.

Se in un Condominio si stanno facendo delle manutenzioni, anche ordinarie, con due imprese anche non contemporanee, che operano nel campo edile, quindi con opere edili, (ditta edile e elettricista), allora tutti “gridano” al titolo IV e scattano tutti gli obblighi relativi. Giusto.

Mentre quando nello stesso “luogo di lavoro” operano due ditte (elettricista e idraulico) che non hanno necessità di opere edili, nessuno grida niente, e a malapena sono fatte delle verifiche sull’idoneità tecnico professionale.

Quando si parla di Condomini e la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro, si parla di parti comuni.

Sorgono spontanei dei dubbi sugli interventi “ordinari” che non ricadono nel titolo IV.

Prima domanda: chi informa le aziende dei rischi intrinseci delle parti comuni? Degli impianti comuni? Delle varie problematiche legate alla sicurezza “spicciola” delle parti comuni? E in che modo?

Seconda domanda: chi da disposizioni operative riguardanti la sicurezza da rispettare nelle parti comuni, nel caso ci sia bisogno di particolari procedure di tutela? Pensiamo ad interventi in una Centrale Termica soggetta a Certificato di prevenzione Incendi, magari con difficoltà oggettive legate alla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.

Il dilemma principale è legato al fatto che l’articolo 15 del Titolo I del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. che si trova all’interno del Capo III “Gestione Della Prevenzione nei Luoghi di Lavoro” sembra applicabile solo ai cosiddetti “luoghi di lavoro” a cui sembra che i Condomini non siano assoggettati se non hanno dipendenti.

Ma come è possibile che un luogo dove si svolge un “lavoro” non sia assoggettabile a “luogo di lavoro”. Credo che la diatriba nasca dalla definizione di “azienda” con i relativi obblighi, e la definizione di “luogo di lavoro” e i relativi obblighi.

Parliamo chiaro signori, la Cassazione in questo è stata più volte lapidaria: viene definito “luogo di lavoro” il posto, il luogo, l’unità immobiliare e quant’altro, dove viene effettivamente svolto un lavoro, dove un artigiano, una impresa, svolge un lavoro, un incarico, una commessa, quindi con la presenza di una Stazione Appaltante, un Committente.

Anche se il Condominio non si configura come una Unità Produttiva propriamente detta, e quindi non dovrà procedere alla stesura di una Valutazione dei Rischi canonica, nel caso di assenza di lavoratori dipendenti, l’Amministratore di Condominio avrà gli stessi obblighi, come un Committente privato in casa propria nel momento in cui una qualsiasi impresa o artigiano va svolgere un lavoro.

Anche se tale lavoro (incarico) non implica direttamente un Documento di Valutazione dei Rischi, o un PSC (lavori edili), questo non significa che il Datore di Lavoro principale (committente dell’incarico), debba accertarsi di aver adempiuto a quanto stabilito nell’articolo 15 del Titolo I del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. che si trova, giusto appunto, all’interno del Capo III “Gestione Della Prevenzione nei Luoghi di Lavoro”.

Leggendo gli obblighi dell’articolo 15, come può un Committente Privato o un Amministratore di Condominio, spesso non edotti in materia di sicurezza, applicare quanto contenuto nell’articolo 15?

Risulta difficile senza il supporto di persona edotta e soprattutto senza supporto di “qualcosa di scritto”.

Altra problematica è quella relativa alle interferenze di più ditte nel Luogo di Lavoro.

Uno scenario che si potrebbe configurare.

In un condominio senza dipendenti viene incaricata una ditta di pulizie, e una ditta di manutenzione degli ascensori. Una mattina la ditta degli ascensori decide di andare a fare la propria manutenzione come da incarico, un ora dopo che è iniziato l’intervento arriva anche la ditta di pulizie.

La ditta degli ascensori si trova al terzo piano e non si accorge che sono iniziate le pulizie delle scale, la ditta di pulizie non sa della presenza della ditta degli ascensori. L’operaio degli ascensori arrivato sul pianerottolo del piano primo, scivola brutalmente sul pavimento bagnato e si fa una rampa di scale con la capoccia. Infortunio mortale.

Questo è un possibilissimo scenario che è ben lungi da un Cantiere Temporaneo o Mobile, ma che pone diversi quesiti su diversi problemi legati alla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.

Chi risponde di cosa?

Pensate davvero che il Magistrato incaricato delle indagini non chiami a rispondere l’Amministratore di Condominio per mancata applicazione della norma sulla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro?

Per mancato coordinamento di due ditte che potevano creare interferenza fra di loro nello stesso luogo di lavoro? Solo ed esclusivamente perché il condominio non aveva dipendenti a libro paga (libro unico)?

Se qualcuno risponde in “vulgaris”: si ma io una telefonata l’avrei fatta alle ditte.

Rispondo, sorridendo, che questo si chiama Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti, o meglio: coordinamento e valutazione dei potenziali rischi interferenti fra le ditte e quelli intrisici della struttura (luogo di lavoro).

Secondo il mio modesto parere, conviene fare una riflessione più approfondita di quali siano le problematiche reali, e quali siano le possibili soluzioni, indipendentemente da come si chiamino (Documento di Valutazione dei Rischi, Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti, ecc …).

Quello che conta veramente nella sicurezza è l’applicazione dei principi generali di tutela e il “chi” fa “cosa”, “dove” e “quando”, e mi permetto di dire che, per fare questo, bisogna mettere nero su bianco e fare comunicazioni ufficiali, con tanto di ordini si servizio, perché quando siamo di fronte ad un Magistrato incaricato delle indagini … verba volant, scripta manent.

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