Sicurezza Semplice – Editoriale n°07

Questi miei editoriali desiderano essere una guida per il “comune cittadino” e/o per i non addetti ai lavori, nei meandri della applicazione e quindi conoscenza, della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.


    di Valerio Cinelli       segui su:   Linkedin    Facebook

 


Nello scorso editoriale ci eravamo lasciati con alcune domande (reali e anche provocatorie) alle quali cercherò di dare risposte comprensibili ed esaustive …

4) cosa accade in caso di sopralluogo e/o infortunio al Datore di Lavoro?

Beh! … diciamo che per rispondere in maniera esaustiva a questa domanda non basterebbe scrivere un libro. Probabilmente ce ne vorrebbero un paio solo per tenere di conto delle variabili della giurisprudenza (interpretazioni) e uno per discutere sulle sentenze (in alcuni casi opinabili) della Suprema Corte di Cassazione.

Considerando che non abbiamo ne il tempo, ne la voglia di fare tutto ciò, cercherò con parole semplici (come nello spirito di questi editoriali) di spiegare correttamente la risposta alla fatidica domanda.

Per prima cosa, tenendo di conto che siamo in Italia, paese dalle mille regole (leggi), tutte rigorosamente “facoltative” (fatta la legge … trovato l’inganno), va scissa la risposta in due parti: una è quella che riguarda il “sopralluogo”, l’altra è quella che riguarda “l’infortunio”.

Quando si parla di “sopralluogo” è bene specificare che trattasi di “verifica ispettiva esterna”, cioè fatta da UPG (Ufficiali di Polizia Giudiziaria), quindi, come si dice in gergo fra le file degli addetti ai lavori: … persone che hanno la stella dello sceriffo sul petto!

Senza voler in nessun modo sminuire l’importanza della verifica ispettiva esterna, che ha una sua importanza (per ovvi motivi di imparzialità); si deve comunque avere il coraggio di fare diverse eccezioni per quanto riguarda il “metodo” e il “fine”.

Il metodo non si è mai capito fino in fondo quale sia: estrazione a sorte? Precedente infortunio? Segnalazione? Insomma … un rompicapo. Che rischia di finire (spesso) nell’ingiustizia.

Aziende che vengono verificate più volte, con accanimento a volte ingiustificato, anche su inezie burocratiche e procedurali; e aziende che non conoscono neppure la faccia di un UPG (una azienda media Italiana “rischia” un sopralluogo ogni 25 anni).

Parliamo del metodo “operativo”. Si passa da UPG estremamente preparati sulla normativa e sulla parte operativa, a UPG fermi alla normativa degli anni cinquanta, che si impappinano quando fanno riferimento alla leggi in vigore e non hanno dimestichezza con quello che dovrebbe essere il criterio logico di applicazione della normativa vigente.

Di una cosa siamo certi (gli addetti ai lavori): i Datori di Lavoro, non hanno un buon rapporto con le verifiche ispettive esterne, che ovviamente, sono viste come inefficaci, a volte ingiustificate, spesso come gettito nelle casse della Regione.

Il Datore di Lavoro sa per esperienza (negativa) che in caso di verifica ispettiva esterna da parte di UPG, la sanzione è inevitabile. Spesso si arrabbiano pesantemente con il primo possibile responsabile … di solito il sottoscritto e con chi fa il mio stesso mestiere.

Cerchiamo, noi tutti (addetti ai lavori), di spiegare che purtroppo la sanzione, aimè, è la dimostrazione dell’avvenuto controllo. Che il sistema Italia si distingue anche in questo, ormai è assodato. Questo circolo vizioso dipende da due cose: una è l’incoerenza di un sistema “controllo” e l’altra è l’incoerenza di un sistema “azienda”.

Cerchiamo di fare chiarezza. Da una parte si trova il controllore (UPG … e quindi Stato), da l’altra Datore di Lavoro (azienda … unità produttiva).

Diciamo subito, come in molte cose, lo Stato non è mai stato dalla parte delle Aziende semplificando, consigliando, uniformando e standardizzando. Al contrario si è sempre cercato di mantenere un regime “feudatario”. Ispettore che viene, usanza che trovi! La norma che prevede la “discrezionalità” dell’UPG è stata (e viene) abusata e stravolta nel modo più forviante che si potesse fare. Quando invece questa norma aveva previsto la discrezionalità proprio a favore delle aziende, dando la possibilità al controllore di valutare caso per caso per non rischiare le sicure ingiustizie nel “fare di tutta l’erba un fascio”. Il legislatore era stato lungimirante, prevedendo realtà aziendali diverse, con problematiche diverse e molto complesse anche in macro settori uguali.

segue nel prossimo editoriale …

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