Sicurezza Semplice – Editoriale n°06

Questi miei editoriali desiderano essere una guida per il “comune cittadino” e/o per i non addetti ai lavori, nei meandri della applicazione e quindi conoscenza, della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.


    di Valerio Cinelli       segui su:   Linkedin    Facebook

 


Nello scorso editoriale ci eravamo lasciati con alcune domande (reali e anche provocatorie) alle quali cercherò di dare risposte comprensibili ed esaustive …

3) per quale motivo i “consulenti” esterni si cimentano in questo pseudo incarico di consulenza, che di professionale ha veramente poco? (i documenti li fa il “consulente” e li firma il Datore di Lavoro e l’RSPP aziendale)

Ripartendo dal discorso dei Datori di Lavoro che hanno “imparato l’arte” (!?) e poi successivamente messa da parte a favore di un RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione) aziendale, (quindi dipendente diretto del Datore di Lavoro) oppure esterno (professionista), possiamo dire che, in questa procedura, non c’è niente da eccepire, se non fosse per un particolare che si riallaccia alla domanda iniziale.

Il particolare viene da un escamotage (tutto Italiano) che i nostri “colleghi” “consulenti” senza alcun titolo abilitativo (corso RSPP), che si dilettano a rifilare a qualsiasi Datore di Lavoro che sia disposto a crederci: si spacciano per quello che non sono.

La tecnica del “essere edotti” è quella in vigore in questo paese da una eternità: autodidatti, improvvisati, arruffoni e autoreferenziali.

Sono quelli che hanno visto nella Sicurezza sui Luoghi di Lavoro un buon ambito di guadagno, una zona di “caccia” al fesso da fregare, il cosiddetto business facile.

Sono quelli che si presentano con un grande charme e una grande “affidabilità”, riuscendo letteralmente a “vendere” il servizio come si vendono banane al mercato ortofrutticolo. Il così detto piazzista.

La leva maggiore di questi “signori” è quella della massima competenza, non esistono problemi insormontabili, problemi emblematici, tutto è facile, tutto risolvibile. Il tutto tramite piccolissimi sforzi da parte del Datore di Lavoro, sia essi economici che di tempo.

Partono da un presupposto ovvio: l’ignoranza della materia del loro interlocutore. Non cercano mai di spiegare il perché di un obbligo stabilito dalla legge, il perché di una procedura, il perché di un costo ecc…

La prima regola è assecondare il potenziale cliente, se il cliente tira a “destra” si va a destra, se il cliente tira a “sinistra” si va a sinistra.

La norma, che dovrebbe essere applicata alla lettera, per quanto possibile, viene storpiata, sradicata, ridotta in brandelli a favore di una non ben definita procedura che non si sa dove comincia e tantomeno dove finisce.

Insomma, una catastrofe burocratica. Scherzosamente, fra colleghi (veri) del settore chiamiamo il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) fatto da questi “signori”: la valutazioni a “crocette”. Un modo per definire qualcosa di prestampato, preconfezionato, “applicabile” a tutte le unità produttive.

Ovviamente il disastro risulta completo ed ampliato dal fatto che non ci sarà mai un riscontro fra quello che è scritto sulle carte (carta straccia) e quello che è riportato in azienda a livello di ciclo produttivo (realtà aziendale).

Anche in questo caso la leva maggiore è quella della non presenza fisica a “rompere le scatole”, che fondamentalmente è quello che vogliono molti Datori di Lavoro.

La cosa grave, molto grave, è che alla fine dei salmi la totale e completa responsabilità ricade sul Datore di Lavoro e su tutto l’organigramma aziendale (culpa in eligendo e in vigilando).

Il nostro “amico” consulente non è responsabile di un bel niente, pur avendo dato “consigli” a fiumi, documenti compilati, ecc… Insomma una “eminenza grigia” nell’ombra che non risponderà mai di niente davanti a nessuno.

Qualcuno di loro, nei tempi passati, in una delle tante mie “discussioni”, ha avuto anche il coraggio di giustificarsi dicendo che comunque il rischio di perdere il cliente c’è … non l’ho preso a male parole perché non ne valeva la pena! Avrebbe voluto mantenere anche il cliente!

Solo in questo paese si permette ad entrambi le parti di mettere in pedi una farsa del genere. Forse chiedo troppo. Forse sono troppo zelante.

Ma il sottoscritto parte da un presupposto semplice: se una materia come la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro viene ritenuta, a livello Europeo, di assoluta importanza, e non solo per la tutela della vita umana (di cui ci piace spesso riempirci la bocca ma che poi nella realtà di tutti i giorni non frega niente a nessuno), ma anche verso una piaga economica; allora bisogna avere anche il coraggio di riformare alcuni aspetti importanti che riguardano chi “dice” e chi “fa” a proposito della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.

Non possiamo permettere che ci siano “consulenti” che non hanno una preparazione di base, posso capire che non vogliano prendersi direttamente le responsabilità (nomina come RSPP), ma che perlomeno si prendano le responsabilità di aver “detto”, “consigliato”, “spalleggiato”.

Troppo comodo, a livello giuridico, tirare il sasso nella vetrina, scappare e poi dire che non si è colpevoli perché non si sa lanciare sassi.

segue nel prossimo editoriale …

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