Sicurezza Semplice – Editoriale n°05

Questi miei editoriali desiderano essere una guida per il “comune cittadino” e/o per i non addetti ai lavori, nei meandri della applicazione e quindi conoscenza, della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.


    di Valerio Cinelli       segui su:   Linkedin    Facebook

 


Nello scorso editoriale ci eravamo lasciati con alcune domande (reali e anche provocatorie) alle quali cercherò di dare risposte comprensibili ed esaustive …

2) perché nella stragrande maggioranza dei casi, anche se il Datore di Lavoro ha l’abilitazione come RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione) incarica un “consulente” esterno per svolgere le funzioni che Lui stesso potrebbe e dovrebbe svolgere per quell’incarico?

Fondamentalmente perché si rende conto che, sia nella parte “burocratica” che nella parte pratica, il D.Lgs. 81/08 e s.m.i. non è così semplice da applicare e da far rispettare all’interno del ciclo produttivo aziendale.

Notoriamente è risaputo, che proprio durante quel corso di appena 16 ore, (adesso le ore vanno in base al rischi aziendale) (contro le oltre 100 dei professionisti esterni e dei dipendenti aziendali) il Datore di Lavoro si rende conto di non avere la preparazione ne culturale, ne tecnica, per fare le cose come richiesto dalla normativa.

Altra cosa da non sottovalutare è il fatto assodato che il Datore di Lavoro ha da “mandare avanti” la bottega, l’azienda non va avanti da sola, anche perché altrimenti verrebbe meno la necessità di un Datore di Lavoro.

Risulta una valida analogia (anche se ne parleremo in altri editoriali) fra Direttore dei Lavori e Coordinatore alla Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili. Personalmente mi è capitato, in tempi ormai passati, di ricoprire entrambe le figure. L’evidenza dei fatti è che una delle due risulta ampiamente penalizzata, devo dire che normalmente è quella della sicurezza, per ovvi motivi di “produzione”. Il Direttore dei Lavori ha come priorità la produzione in cantiere, sia da un punto di vista della qualità, che della quantità. Diciamoci tutta la verità senza retorica: la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro è un impiccio, o perlomeno è vista tale.

Il Datore di Lavoro dell’unità produttiva fissa (della dimensione che volete) grande o piccola che sia, non ha voglia, ne cultura, ne interesse vero a far rispettare la norma.

Siamo un paese latino e ci comportiamo come tale. La sicurezza non fa parte del nostro modo di lavorare di default, ci è stata imposta. Ecco che cerca (quelli con un minimo di coscienza) di rimediare incaricando un RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione) esterno, nella vana speranza che “risolva tutto” e che adempia a quanto stabilito dalla normativa.

Ovviamente la prima regola che viene imposta al tecnico esterno è quella di “non ingerenza”. Detto in parole povere: non rompere le scatole!

A completare il quadro, normalmente, ci si mettono anche i dipendenti che non vogliono sentir parlare di cambiamenti nel ciclo produttivo, cambiamenti di mentalità, ne tantomeno vogliono sentir parlare di quei noiosissimi corsi di formazione che tra l’altro non servono a niente (io sono vent’anni che lavoro al tornio e non mi sono mai fatto niente … sono vent’anni che monto i ponteggi non sono mai caduto … ecc …); ma purtroppo ci sono ogni anno circa 1350 “morti bianche” a cui non era mai successo niente.

Insomma, per uno straniero che viene in Italia, sembra che questo pese caschi letteralmente dalle nuvole per quanto riguarda la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro. Ma non è così, è una favola raccontata da diverse “fazioni contrapposte” per confondere le idee, per interessi di varia natura.

Noi siamo, forse, il primo paese al modo (occidentale) che si è cimentato nella regolamentazione della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro. Certo va detto che all’inizio (i primi interventi legislativi risalgono alla fine dell’ottocento) erano più finalizzati a salvaguardare il Know How dell’azienda, a salvaguardare il ciclo produttivo, che la vita umana (i Datori di Lavoro non gradiscono perdere mano d’opera specializzata).

Solo con l’avvento della attuale Costituzione Italiana si può cominciare a parlare di vere leggi sulla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro, con l’avvento del 547/55, 163/56, 302/56, 303/56 e 320/56 si comincia a parlare veramente di un impianto globale per la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.

Il grande problema è che queste norme, come spesso accade in questo paese, sono state scritte bene ma “lette male”, sia da chi le doveva applicare, sia da chi doveva verificare (applicazione).

Una domanda che mi faccio spesso è: di che cosa si sono occupati dal 1955 al 1994 i sindacati Italiani e le varie associazioni di categoria? Considerando che adesso sono pronte a dare battaglia anche contro i mulini a vento, forse bisogna fare anche qualche cosa nei quarant’anni precedenti.

Inoltre, mi domando dove erano nel 1994, quando il governo di centro destra (Berlusconi) “rifaceva il trucco” al D.Lsg. 626/94 e s.m.i. (autocertificazione sotto i dieci dipendenti) e varava il D.Lgs. 758/94 (trasformazione di reati in illeciti amministrativi).

Comunque mi fermo qui.

Queste sono altre storie che magari potremo riprendere in futuri editoriali.

segue nel prossimo editoriale …

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