Sicurezza Semplice – Editoriale n°03

Questi miei editoriali desiderano essere una guida per il “comune cittadino” e/o per i non addetti ai lavori, nei meandri della applicazione e quindi conoscenza, della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.


    di Valerio Cinelli       segui su:   Linkedin    Facebook

 


È un fatto assodato che l’adeguamento a quanto richiesto dalla normativa vigente (D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.) non sia di facile applicazione. Il tessuto produttivo Italiano è costellato di piccole e micro imprese con un milione di problemi di qualsiasi natura: fiscale, organizzativa, burocratica, di personale specializzato, inserimento nel mercato internazionale … ecc … È evidente che la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro è l’ultimo dei problemi che l’imprenditore medio Italiano pensa ad affrontare.

Inoltre, i “consulenti” e i professionisti di certo non aiutano. Il “parco” professionale è costellato di una miriade di “consulenti” che si erigono a saccenti della materia, quando invece sappiamo, aimè, che questa materia (soprattutto in questo periodo di crisi generalizzata) è molto spesso usata da “tappabuchi” proprio da quei professionisti che invece dovrebbero fornire una chiara e competente consulenza in materia.

Mi permetto spesso di chiamare questo periodo il Far West Italiano, un periodo dove tutto è concesso a tutti, un periodo dove il riconoscimento della professionalità passa esclusivamente attraverso il conteggio del Dio denaro.

Un periodo in cui l’imprenditore, il lavoratore autonomo, il professionista … ecc … si giudicano e si valutano solo ed esclusivamente per la richiesta (quantità) della parcella e del proprio avere.

Siamo lontani, purtroppo, da quello che avviene all’estremo nord di questo continente. Dove alla base esistono regole certe a cui tutti si devono adeguare e soprattutto, cui tutti devono rispettare. La normativa sulla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro, in Italia, non fa eccezione, anzi, è la riprova del nove che siamo lontani.

I nostri “consulenti” (mi permetto di usare le virgolette per il semplice motivo che spesso non hanno un titolo di studio adeguato, ne corsi di specializzazione adeguati) applicano il detto: fatta la legge trovato l’inganno.

La normativa Europea (D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.), permette al datore di lavoro di ricoprire il ruolo di RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione), questa possibilità parte da un presupposto: il Datore di Lavoro è la persona che meglio conosce il ciclo produttivo della propria azienda.

Fin qui, niente da eccepire.

La normativa parte anche da una altro presupposto: se il Datore di Lavoro viene edotto sulla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro diventa, in azienda, la persona più adatta a svolgere la “prevenzione e la protezione” verso i propri lavoratori.

Detto in questo modo, ed è esattamente il criterio da cui parte la normativa, niente da dire! Ma siccome io sono l’avvocato del Diavolo, del resto è il mio mestiere, pongo alcune domande a cui cercherò di rispondere:

1) perché la piccola e micro impresa, in proporzione agli addetti, ha più infortuni della media e grande impresa?

2) perché nella stragrande maggioranza dei casi, anche se il Datore di Lavoro ha l’abilitazione come RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione) incarica un “consulente” esterno per svolgere le funzioni che Lui stesso potrebbe e dovrebbe svolgere per quell’incarico?

3) per quale motivo i “consulenti” esterni si cimentano in questo pseudo incarico di consulenza, che di professionale ha veramente poco? (i documenti li fa il “consulente” e li firma il Datore di Lavoro)

4) cosa accade in caso di sopralluogo e/o infortunio al Datore di Lavoro?

Lascio queste domande in sospeso per il prossimo editoriale …

segue nel prossimo editoriale …

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