Sicurezza Semplice – Editoriale n°02

Questi miei editoriali desiderano essere una guida per il “comune cittadino” e/o per i non addetti ai lavori, nei meandri della applicazione e quindi conoscenza, della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.


    di Valerio Cinelli       segui su:   Linkedin    Facebook

 


Riallacciandosi al discorso “politico” del precedente editoriale, possiamo affermare, senza timore di smentita, che dagli anni 50 fino al 1994 (data di entrata in vigore della ex 626), la politica nazionale è stata: norme serie e ferree, ma completamente “accantonate”.

Lo Stato Italiano ha sempre “chiuso un occhio”, se non entrambi, per quanto riguarda la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro. Erroneamente ha sempre creduto di fare un piacere alla classe Imprenditoriale e alla classe Lavoratrice.

Alla classe Imprenditore, facendogli credere che un minor controllo corrispondesse automaticamente ad una minore spessa per gli investimenti necessari all’attuazione della sicurezza. Quando in realtà, in caso di infortunio, la spesa a carico dell’imprenditore, risultava e risulta essere molto elevata (“diritto di rivalsa” da parte dell’INAIL, sanzioni amministrative, blocco del ciclo produttivo, obbligo di ricollocamento dell’infortunato ecc…).

Da non sottovalutare la mancata applicazione della norma sulla sicurezza da parte del Lavoratore, che oltre a rischiare sanzioni amministrative e “diritto di rivalsa” da parte dell’INAIL per mancata applicazione della norma sulla sicurezza (mancata applicazione dell’articolo 20 D.Lgs. 81/2008), ovviamente mette in gioco la propria salute e spesso anche la propria vita.

Visto dalla parte del Lavoratore, non si spiegano gli innumerevoli atteggiamenti controversi tenuti dagli stessi nei confronti della normativa. Da una parte manifestazioni, comizi, lamentele (ovviamente sempre quando si verificano incidenti gravissimi ed eclatanti: vedi incidente Thyssen Krupp); dall’altra parte reticenza ad usare un semplice elmetto di protezione, che spesso fa la differenza fra un leggero mal di testa e stordimento; e un gravissimo trauma cranico con lesioni craniche o addirittura relativo sfondamento cranico.

Sembrano discorsi campati in aria, ma non lo sono. Non lo sono per chi come me è “sul campo” ogni giorno, e ogni giorno discute sempre delle stesse cose.

Spesso viene da domandarsi se è nato prima “l’uovo” o la “gallina”.

Questo è il caso in cui “uovo” e “gallina” sono nati insieme.

Il Paese Italia ha questo di caratteristica: qualcuno inizia, che sia lo Stato che non verifica, che siano gli Imprenditori che hanno gli interessi a non preoccuparsi della sicurezza, che siano i Lavoratori che non hanno interesse a rispettare le direttive dello Stato e quelle aziendali, che sia chi vuole, la situazione attuale è una delle peggiori d’Europa.

Si pensi che l’Italia ha subito diverse sanzioni da parte dell’Europa per mancata applicazione della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro (concorrenza sleale delle attività Italiane verso quelle Comunitarie).

Interessante il fatto che anche con una ricerca approfondita in internet, non risulti da nessuna parte un elenco delle sanzioni ricevute dall’Europa per mancato adeguamento alla normativa Comunitaria.

Top Secret??Certamente si!!

Guai a far sapere alla “massa” che si pagano fior di miliardi di euro, sia per mancato adeguamento alla normativa Comunitaria in materia di Sicurezza sui Luoghi di Lavoro, sia che si spendono 41 mld di euro (dati INAIL 2010) per mancata applicazione di quella che abbiamo (D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.).

Insomma le cifre che saltano fuori da tutto ciò che orbita intorno alla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro sono da capogito. Se l’Italia decidesse di adeguarsi e di applicare veramente la norma si potrebbe prospettare (riferimento alla media Europea) un risparmio annuo di 15-20 mld di euro.

segue nel prossimo editoriale …

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