Sicurezza Semplice – Editoriale n°01

Questi miei editoriali desiderano essere una guida per il “comune cittadino” e/o per i non addetti ai lavori, nei meandri della applicazione e quindi conoscenza, della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.


    di Valerio Cinelli       segui su:   Linkedin    Facebook

 


È bene subito fare alcune precisazioni che ci serviranno in seguito.

  • la norma di riferimento della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro è il D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., non la ex 626, come molti ancora credono.
  • la normativa si applica a tutti i luoghi di lavoro che hanno perlomeno un dipendente (ovviamente ci sono delle eccezioni … ma non scendiamo troppo in tecnicismi),
  • la normativa tratta argomenti (materia) anche non aperti al “comune cittadino” come il Titolo IV, che parla di cantieri temporanei o mobili.

In realtà lo riguarda eccome, perché il committente privato di un cantiere temporanei o mobile (privato) è un “comune cittadino”, anche se ricopre la figura di Datore di Lavoro generale dell’intero cantiere (responsabilità civile e penale).

  • la violazione della materia che riguarda la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro è punita penalmente e civilmente.

La Sicurezza sui Luoghi di Lavoro, a differenza di quello che pensa il “comune cittadino”, non arriva direttamente dall’Europa, ma bensì da noi stessi.

L’Italia fin dalla fine dell’800 e inizi del 900 ha emanato leggi in difesa dei lavoratori.

E’ bene non illudersi. Tali norme non erano certamente fatte per proteggere i lavoratori per amore e preoccupazione degli stessi, erano fatte per proteggere la produzione.

Se si considera che le norme riguardavano: costruzione di strade ferrate (ferrovie), miniere, cave, torbiere, acciaierie ecc…, si capisce benissimo che erano tutti luoghi di lavoro dove era richiesta tutta manodopera altamente specializzata.

I Datori di Lavoro, che al tempo era proprio il caso di chiamare “padroni”, si resero conto che gli incidenti sul luoghi di lavoro avevano ripercussioni economiche non indifferenti, vuoi per la sostituzione obbligata di personale, sia per il blocco inevitabile delle lavorazioni stesse (blocco del processo produttivo).

Possiamo tranquillamente affermare che fino alla seconda Guerra Mondiale non sono state fatte grandi “innovazioni” normative per quanto riguarda la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.

Il grande cambiamento è stato proprio con il Codice Civile (R.D. 16-03-1942 N. 262) e Codice Penale (R.D. 19-10-1930 N. 1398) che hanno trovato applicazione negli anni 40 e con le leggi (fondamentali) degli anni 50 (direttiva macchine) e norma sulle costruzioni edili e igiene sul lavoro, che la società Italiana avrebbe avuto l’occasione di distinguersi rispetto al resto d’Europa che non aveva praticamente niente di simile.

Grosso problema di questo paese (anche attualissimo), è che si fa “la legge” e subito si trova “l’inganno” per non applicarla oppure interpretarla a nostro uso e consumo.

Spesso vengo accusato di affrontare la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro da un punto di vista “politico”. Mi dispiace che questo sia interpretato in maniera “provocatoria”, al contrario, è fatto esclusivamente per far capire una cosa sostanziale della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro: la sicurezza è fondamentalmente una scelta politica.

Questo è inevitabile, la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro è la volontà politica di proteggere i propri concittadini con norme che regolamentino l’utilizzo di manodopera, a qualsiasi livello e scopo, per produrre reddito di impresa, senza che questo cagioni un danno al lavoratore stesso.

Codice Civile R.D. 16-03-1942 N. 262

Art. 2087 – TUTELA DELLE CONDIZIONI DI LAVORO.

L’imprenditore è tenuto ad adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori prestatori di lavoro.

segue nel prossimo editoriale …

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